ROI (Return on Investment): cosa ci dice l’indice di ritorno dell’investimento
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LA DEFINIZIONE DI ROI

Il ROI, acronimo di Return on Investment, è la stella polare della redditività aziendale. Esso permette di valutare quanto sia il reddito generato dal capitale investito nel tempo e, quindi, può essere letto dagli investitori come la capacità dell’impresa di generare una rendita per il loro capitale.

Il suo calcolo avviene attraverso la formula:

Il ROI mette in evidenza la capacità dell’impresa di far rendere sia il capitale dei soci (capitale proprio) che quello dei terzi finanziatori (debito).

Esso prescinde completamente da ogni considerazione di natura finanziaria e fiscale esprimendo, quindi, il rendimento dell’investimento effettuato nell’attività caratteristica dell’azienda.

Ai fini dell’analisi aziendale, il ROI è un indice che può essere confrontato con quello dei competitors al fine di comprendere meglio se il rendimento del proprio investimento sia in linea o meno con i rendimenti medi del settore di appartenenza. Nel caso in cui esso dovesse risultare notevolmente inferiore, anche alla media del settore, l’impresa stessa dovrà approfondire e cercare i motivi per cui essa risulti meno performante o in stato di crisi.

I FATTORI CHE INFLUENZANO IL ROI

Come abbiamo detto, il ROI rappresenta l’indicatore della capacità reddituale dell’impresa e della redditività della gestione caratteristica. Esso dipende principalmente da due fattori, ovvero:

  • dai margini di utile che si realizzano per tutto il ciclo, che va dall’acquisto delle materie prime/merci, alla trasformazione di queste ultime in prodotti finiti da mettere in commercio, fino alla loro vendita. (ROS – Return On Sales – redditività delle vendite);
  • dalla velocità con cui si ripete il ciclo di produzione, nel corso del periodo, e quindi il grado di sfruttamento dei fattori produttivi (rotazione del capitale investito).

Attraverso l’analisi dei due fattori sopra indicati, sarà possibile valutare come occorre comportarsi per migliorare il ROI.

Difatti, l’impresa che ha una bassa rotazione del capitale investito e quindi effettua poche vendite, per ottenere un risultato soddisfacente, dovrà improntare il proprio business su una politica di alti margini sulle vendite andando così a bilanciare la lentezza del ciclo di produzione. Di contro, un’impresa che produce con un basso margine sulle vendite dovrà cercare di conseguire una elevata rotazione del capitale investito, e quindi velocizzare il più possibile il processo produttivo, puntando su elevati volumi di vendita.

IL ROI – INDICATORE DI CONVENIENZA PER IL RICORSO ALLA LEVA FINANZIARIA

Il ROI, come detto, rappresenta il rendimento degli investimenti effettuati e, se confrontato con il costo medio del capitale finanziato a debito (tasso di interesse applicato dalle banche sui finanziamenti concessi “I”), è in grado di fornire un dato molto importante anche sulla convenienza o meno di ricorrere al debito da parte dell’impresa.  

Nello specifico le situazioni di fronte alle quali è possibile trovarsi sono le seguenti:

  • ROI > I: in questa ipotesi il rendimento degli investimenti effettuati dall’azienda produce un risultato maggiore del costo percentuale medio del capitale finanziato a titolo di debito. Alle presenti condizioni, dato che ogni euro investito è in grado non solo di remunerare il debito, ma anche il capitale proprio, risulta conveniente per l’impresa ricorrere al debito poiché la leva finanziaria produce un effetto moltiplicatore positivo nei confronti della remunerazione del capitale proprio;
  • ROI = I: in questo caso il rendimento degli investimenti effettuati e il costo percentuale medio del capitale finanziato a titolo di debito sono equivalenti e la leva finanziaria produce quindi un effetto nullo. Alle presenti condizioni, quindi, ogni euro preso a debito e investito remunera solo il costo del debito stesso, senza produrre alcun effetto moltiplicatore per il capitale proprio;
  • ROI < I: in questo caso il rendimento degli investimenti effettuati è minore del costo percentuale medio del capitale finanziato a titolo di debito e quindi la leva finanziaria produce un effetto moltiplicatore negativo nei confronti della remunerazione del capitale proprio.

Ricorrere alla leva finanziaria sfruttandola in modo corretto, in sostanza, significa prendere in prestito dei capitali investendoli nell’attività secondo le modalità che consentano l’ottenimento di un rendimento maggiore del tasso di interesse richiesto dal prestatore, di modo da generare profitto extra da ripartire tra i soci o reinvestire.

CONCLUSIONI

Un costante monitoraggio dei principali indici attraverso un efficiente sistema di reportistica che preveda anche il benchmarking con i principali competitors, consente ai decision maker aziendali di tenere sotto controllo costantemente le performance aziendali e agire per tempo sulle cause che hanno portato, in ipotesi, ad uno stato di sofferenza, minimizzandone l’impatto. Allo stesso tempo, anche qualora le performance aziendali dovessero essere soddisfacenti, l’analisi costante dei principali indici, tra i quali il ROI spicca per importanza, consente al management di valutare l’implementazione di eventuali strategie addizionali volte ad accrescere ulteriormente la redditività dell’impresa.

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