Persona giuridica amministratore di società di capitali 
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La possibilità di nominare un’altra società come amministratore di una srl o di una SpA assume frequentemente rilievo all’interno dei gruppi societari e al contempo solleva qualche dubbio vista l’evoluzione normativa in materia e le conseguenti posizioni assunte dalla dottrina nel tempo. 

Tuttavia, alla luce della riforma del diritto societario, intervenuta ormai vent’anni fa, possiamo dire che i dubbi sull’ammissibilità della nomina ad amministratore di una persona giuridica siano stati gradualmente fugati e la tesi oggi unanime è assolutamente positiva verso una possibilità del genere.

Le modifiche al Codice civile, apportate con la riforma del 2003, hanno rimosso l’applicazione generalizzata delle norme in materia di società per azioni alle srl e hanno introdotto nuove tipologie giuridiche quali il Gruppo di Interesse Economico (GEIE) e la Società europea, creando così i presupposti per un’interpretazione del nuovo contesto normativo favorevole a scelte gestorie alternative. Questo nonostante il silenzio della norma.

Non si rintracciano infatti nel Codice civile articoli che prevedano espressamente la possibilità di nominare un ente quale amministratore di srl o SpA

Vediamo, quindi, quale percorso logico-interpretativo porti oggi la dottrina più autorevole ad esprimersi in senso opposto al passato. 

LA RIFORMA DEL 2003

Come accennato sopra, la riforma del 2003, pur non introducendo una previsione esplicita circa la nomina di enti giuridici ad amministratori di società, ha apportato innovazioni tali per cui la tesi a favore di tale soluzione è divenuta via via prevalente, fino a costituire oggi la posizione unanime

Innanzitutto, con la riforma del diritto societario la società per azioni cessa di costituire il “tipo” paradigmatico delle società di capitali. Per cui le norme dettate in materia di SpA non sono più immediatamente applicabili per analogia alla società a responsabilità limitata, come in passato, ma solo quando espressamente richiamate o quando esprimano principi applicabili alla generalità delle società di capitali. 

La dottrina anteriforma, inoltre, eccepiva che la nomina di una persona giuridica fosse in contrasto con il diritto dell’assemblea, sancito dall’art. 2383 del Codice civile, di nominare gli amministratori. Diritto che – questa era la tesi – sarebbe venuto meno, dal momento che l’ente, una volta assunto l’ufficio, lo avrebbe per forza delegato a una persona fisica di propria scelta. Tale eccezione oggi sembra superata dalla previsione che gli amministratori vengano nominati da uno solo dei soci, o che non siano proprio nominati, bensì indicati dallo stesso atto costitutivo nella persona di uno dei soci (art. 2475 c.c.). 

Da una parte, quindi, si profila un ampio spazio di manovra concesso all’autonomia statutaria riguardo alla delega del potere gestorio; dall’altro, il fatto che gli amministratori devono essere soci, salvo diverse previsioni statutarie, porta a sostenere il concretizzarsi di una discriminazione nei confronti dei soci persone giuridiche qualora vengano esclusi dalla possibilità di essere nominati amministratori. 

Sempre l’art. 2383 c.c. prescrive che gli amministratori non devono avere a proprio carico, “cause di ineleggibilità previste dall’articolo 2382 e di interdizioni dall’ufficio di amministratore adottate nei suoi confronti in uno Stato membro dell’Unione europea”. Tale previsione appariva in contrasto con la rigorosa preclusione sintetizzata nella massima “societas delinquere non potest”. 

Tuttavia, la dottrina prevalente sostiene che, alla luce della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche sancita dal d.lgs. 231/2000, l’impossibilità di assumere una carica gestoria da parte di un ente vada considerata superata. 

Si potrebbe, infine, dire che le modifiche apportate dalla riforma del 2003 alla disciplina delle società di persone abbia fatto da corollario al cambio di orientamento. Se in passato la partecipazione di una società di capitali in una società di persone era considerata nulla, oggi questa possibilità è sancita espressamente dall’art. 2361 c.c. che prevede espressamente questo assetto societario, disponendo solo che, qualora si configuri la responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, l’assemblea ne deliberi l’autorizzazione

Nel caso di una società di persone partecipata esclusivamente da società di capitali, è lecito chiedersi chi abbia in concreto il potere di amministrare. La possibilità di attribuire la qualifica di amministratore direttamente ad una o più delle società di capitali-socie, in alternativa alla nomina del legale rappresentante di una di esse, appare allo stato attuale del tutto legittima

LA MASSIMA DEL CONSIGLIO NOTARILE DI MILANO

Tornando alle società di capitali, una presa di posizione dirimente è stata senz’altro quella assunta dal Consiglio Notarile di Milano, che con la Massima n. 100 del 18 maggio 2007 ha sancito la legittimità della clausola statutaria di S.p.A. o s.r.l. che “preveda la possibilità di nominare alla carica di amministratore una o più persone giuridiche o enti diverse dalle persone fisiche (“amministratore persona giuridica”), salvi i limiti o i requisiti derivanti da specifiche disposizioni di legge per determinate tipologie di società”. 

La massima prosegue specificando che “ogni amministratore persona giuridica deve designare, per l’esercizio della funzione di amministratore, un rappresentante persona fisica appartenente alla propria organizzazione, il quale assume gli stessi obblighi e le stesse responsabilità civili e penali previsti a carico degli amministratori persone fisiche, ferma restando la responsabilità solidale della persona giuridica amministratore.

Le formalità pubblicitarie relative alla nomina dell’amministratore sono eseguite nei confronti sia dell’amministratore persona giuridica che della persona fisica da essa designata”. 

La massima è importante perché, oltre a sancire l’ammissibilità di una clausola statutaria che preveda la nomina ad amministratore di un ente giuridico, chiarisce anche quale normativa sia applicabile ove questa eventualità si concretizzi, visto il vuoto normativo a cui si accennava sopra. 

Bene, il notariato milanese richiama tre casi in cui l’eleggibilità di un amministratore persona giuridica in un altro ente collettivo è esplicitamente o implicitamente prevista, ovvero:

  • il Gruppo Europeo di Interesse Economico (c.d. “GEIE”), come da lettera dell’art. 5 del D.Lgs. 240/91; 
  • le società di persone, per quanto sopra richiamato ovvero la possibile partecipazione di società di capitali una delle quali, in quanto socia, deve esserne obbligatoriamente amministratrice;
  • la Società Europea, per la quale l’art. 47 comma 1 del Regolamento UE 2157/2001 prevede la possibilità di nominare, alla carica di amministratore, anche le entità giuridiche diverse dalle persone fisiche. 

Dal riferimento a tali norme emergono chiaramente, secondo i notai meneghini, i principi applicabili in via analogica anche agli amministratori persone giuridiche di società di capitali, sinteticamente riportati nel virgolettato sopra trascritto.

Per cui, gli obblighi di designazione di una persona fisica quale delegato all’ufficio di amministratore e gli adempimenti pubblicitari richiamati hanno la finalità di consentire concretamente lo svolgimento della funzione gestoria, garantendo la tutela dei terzi e dei partecipanti all’ente, tenute in considerazione dalla disciplina legislativa prevista per gli amministratori persone fisiche. 

CONCLUSIONI

Il vulnus normativo sul tema ha sicuramente frenato la diffusione del modello di gestione affidato a persone giuridiche, limitandone quindi anche l’evoluzione e le possibili declinazioni applicative tratte dall’esperienza. 

I vantaggi di nominare una persona giuridica amministratore di una società sono forse, quindi, ancora poco esplorati data l’esiguità dei casi riscontrabili nel nostro paese.

Nel Regno Unito, invece, dove la nomina di persone giuridiche nell’organo amministrativo di società e di altri enti è espressamente consentita, si è diffuso un vero e proprio modello di gestione dell’impresa societaria, conosciuto con l’espressione Board Service Providers System (BSPS), che indica, appunto, il modello in cui una (o più società), specializzate nella prestazione di servizi di amministrazione, svolge direttamente l’incarico gestorio. 

Secondo la dottrina aziendalistica, questo sistema consentirebbe alle società di ottenere livelli maggiori di qualità ed efficienza dalla funzione gestionale, potendo avvalersi di servizi professionali di management, offerti da società specializzate.

E qui si ritorna al potenziale interesse dei gruppi societari, in cui l’ufficio di amministratore potrebbe essere assunto direttamente dalla capogruppo, incrementando così il controllo diretto sulle partecipate, o da una delle società che svolgerebbe in modo qualificato questo specifico compito per le altre società collegate

È questa probabilmente la prospettiva più proficuamente perseguibile, a cui si devono aggiungere ulteriori considerazioni in merito al tema delle responsabilità degli amministratori.

È evidente, infatti, che una società ben patrimonializzata e con gli adeguati presidi assicurativi può svolgere questa delicata funzione con maggiore solidità rispetto ad una persona fisica evitando anche temi previdenziali e fiscali spesso onerosi per l’amministratore che sia anche socio. 

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