L’informativa economico-finanziaria e la bancabilità delle PMI    
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Diversi interventi legislativi e regolamentari di recente introduzione, tra cui il Codice della crisi e dell’insolvenza (o CCII) e le Linee Guida EBA-GL Lom (Guidelines on loan origination and monitoring) inerenti alla concessione e monitoraggio del credito, convergono verso la necessaria introduzione di un’adeguata informativa economico-finanziaria da parte delle PMI. 

Si è imposto sempre più, infatti, un approccio forward-looking al monitoraggio delle dinamiche gestionali e finanziarie dell’azienda che richiede all’imprenditore l’elaborazione di frequenti bilanci infrannuali, budget e business plan che veicolino maggiori informazioni agli stakeholder e, in particolare agli istituti di credito, garantendo maggiori capacità di previsione e anticipazione degli eventi di crisi. 

L’obiettivo è, in altre parole, quello di ridurre le asimmetrie informative tra impresa e sistema creditizio attraverso la predisposizione di un adeguato set informativo che contenga elementi tanto quantitativi che qualitativi, sia storici che prospettici. 

È noto ai più quale importanza rivesta, in un sistema banco-centrico come il nostro, il sostegno degli intermediari finanziari lungo tutto l’arco di vita dell’impresa dalla fase di start-up a quella di maturità, passando per la crescita e lo sviluppo.

Regole via via più stringenti sulla concessione e monitoraggio del credito impongono un rinnovato dialogo improntato a maggiore trasparenza, alla condivisione di proiezioni finanziarie ragionate e solide, basate su dati e assunzioni credibili, e infine a un controllo continuo e analitico dell’andamento gestionale. 

LA VALUTAZIONE OPERATA DAGLI ISTITUTI DI CREDITO

È noto ai più che, allorché si presenta ad una banca una qualsiasi domanda di finanziamento o affidamento un elemento su cui si focalizza l’attenzione dell’istituto è la Centrale Rischi della Banca d’Italia. Fa parte della prassi ampiamente adottata in fase di valutazione del rischio di credito la riconciliazione dei debiti risultanti dalla contabilità con quanto emerge dall’estratto della Centrale Rischi.

C’è da aggiungere però che una corretta gestione della Centrale Rischi può rivelarsi un’utile leva rispetto ai sistemi di rating o scoring utilizzati dagli istituti di credito nel processo di stima e monitoraggio del rischio, motivo per cui andrebbe curata tanto quanto le evidenze di bilancio e l’andamentale.

Tutte e tre queste aree (CR, bilancio e andamentale) contribuiscono in maniera rilevante nella determinazione del rating finale dell’azienda. Nessuna delle tre può essere trascurata ed ognuna trae beneficio da un monitoraggio attento e costante dell’andamento finanziario dell’impresa. 

Per quanto riguarda l’informativa di bilancio appare utile che l’azienda proceda ad una riclassificazione dei bilanci storici relativi almeno all’ultimo triennio, oltre alla predisposizione di documenti contabili infrannuali e prospettici.

Alla banca infatti è richiesto, in fase di valutazione del finanziamento, di stimare i redditi e il flussi di cassa futuri dei clienti, dovendo quindi integrare un’analisi per indici con una per flussi. Ordinariamente l’attenzione è posta al trend storico di determinati indicatori, tra cui: 

  • Variazione del fatturato 
  • EBIT 
  • EBITDA 
  • Capitale Circolante Netto Operativo (CCNO) 
  • Debt Service Coverage Ratio (DSCR) 
  • Leva finanziaria 
  • Interest Coverage Ratio 

Le linee guida EBA spaziano ben al di là di questo limitato set di indici analitici ma, pur considerando le differenze riscontrabili tra le policies dei diversi istituti di credito, esso costituisce un insieme di informazioni di base su cui fondare un monitoraggio della propria azienda, soprattutto in ottica di rapporti bancari ma non solo. Tali indicatori, infatti, se collegati ad altre grandezze e circostanze, forniscono un valido riscontro anche per i cosiddetti eventi trigger ovvero quelle situazioni in grado di sfociare in crisi di insolvenza o di innescarne l’avvio. 

Bisognerà allora avere riguardo a elementi quali: 

  • Ammontare dei debiti scaduti nei confronti dei dipendenti e/o Erario e Istituti di Previdenza sociale; 
  • Eventuale diminuzione dei cash flows futuri; 
  • Rapporto PFN/EBITDA > 6; 
  • Perdite di bilancio nell’ultimo biennio; 
  • DSCR < 1,1; 
  • Riduzione del fatturato superiore al 30% rispetto all’esercizio precedente; 
  • Riduzione del patrimonio netto superiore al 50% rispetto all’esercizio precedente. 

Molti di questi elementi sono presi in considerazione dal Codice della Crisi come eventi-spia premonitori della situazione di insolvenza. Insieme al loro monitoraggio diventa fondamentale la predisposizione del budget di cassa e del rendiconto finanziario anche qualora questo non sia reso necessario dalle previsioni ex art. 2425-ter del Codice civile

LE INFORMAZIONI RICHIESTE DAGLI ORIENTAMENTI EBA-GL LOM

L’EBA nel maggio del 2020 ha stilato una relazione finale sugli Orientamenti in materia di concessione e monitoraggio dei prestiti che contiene riferimenti dettagliati circa l’informativa e la documentazione che la clientela dovrebbe fornire agli enti finanziari al fine di valutare correttamente il merito creditizio e il profilo di rischio in fase di concessione del credito. 

In proposito troviamo ad esempio scritto chiaramente che “gli enti e i creditori dovrebbero richiedere all’impresa una documentazione affidabile che contenga proiezioni realistiche sulla sua capacità di restare solvibile. In questo caso, si possono utilizzare sia informazioni reperite presso i terzi, quali consulenti fiscali, revisori dei conti e altri esperti, sia informazioni fornite dai mutuatari”. 

Non ci si può dunque sottrarre dalla produzione di un corredo informativo che accompagni la richiesta di credito qualora questo sia, tra l’altro, indispensabile a sostenere il fabbisogno finanziario con riguardo all’attività corrente o tanto più con riguardo agli investimenti. 

In questi casi le Guidelines elencano una serie di “elementi probatori” necessari a supportare le informazioni richieste in fase di valutazione dell’operazione di finanziamento.

Tra questi, le prove della finalità del prestito, la relazione o il prospetto di anzianità dei crediti, un piano aziendale anche in relazione alla finalità del prestito, le proiezioni finanziarie da stato patrimoniale, conto economico e flussi di cassa, l’evidenza dei pagamenti fiscali e delle passività fiscali, informazioni sul rating esterno del cliente. 

Tutte informazioni documentali che le banche, adeguandosi alle indicazioni EBA, dovranno richiedere alle aziende che, a loro volta, dovranno essere supportate dal management interno e dai consulenti esterni per farsi trovare preparate. 

CONCLUSIONI

Appare naturale pensare che gli advisors aziendali, tra cui professionisti quali il commercialista, possano supportare gli imprenditori in questa evoluzione culturale, mettendo a disposizione le proprie competenze in molteplici ambiti, dalla fiscalità alla finanza, dalla contabilità gestionale al diritto.

È una sfida professionale per la categoria, che però deve essere raccolta innanzitutto dalle PMI del nostro paese. 

Le crisi degli ultimi anni hanno impresso una spinta notevole all’evoluzione del sistema del credito e delle imprese nell’ottica di anticipare e prevenire i segnali di crisi che possono appunto diventare sistemici.

Più che incassare passivamente gli obblighi insorgenti gli imprenditori devono riconoscere l’opportunità di instaurare nuove pratiche virtuose, sfruttare sistemi informativi adeguati a governare le proprie aziende.

Un’organizzazione che ha consapevolezza delle proprie dinamiche gestionali, in particolare finanziarie, è un’azienda più forte, resiliente, capace di determinare il proprio indirizzo e di incidere sul mercato. La maggiore trasparenza veicola una migliore reputazione su cui si può contare allorché si interloquisce con il mercato del credito o dei capitali.

Sarebbe auspicabile che quest’ottica venisse accolta dall’intero panorama imprenditoriale italiano determinando un cambio epocale nel rapporto banca-impresa nel nostro paese. 

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