L’importanza della manovra finanziaria nei piani di “turn around”
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Il 1° luglio 2022, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.lgs. n. 83 del 17/06/2022, sono state apportate ulteriori e rilevanti modifiche al Codice della Crisi di impresa e dell’insolvenza (c.d. “Codice della Crisi” o “CCII” di cui al D.lgs. n. 14 del 12 gennaio 2019). 

L’intervento nasceva dall’esigenza di accogliere nel nostro ordinamento la Direttiva UE 2019/1023 riguardante “i quadri di ristrutturazione preventiva, l’esdebitazione e le interdizioni, e le misure volte ad aumentare l’efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza e esdebitazione” (c.d. “Direttiva Insolvency”). 

A decorrere dal 15 luglio 2022, il Codice della Crisi ha sostituito in toto la precedente Legge Fallimentare italiana (Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942, “LF”). Tra gli elementi di maggiore innovazione e discontinuità contenuti nel nuovo CCII vi è sicuramente un approccio volto, in misura maggiore rispetto al passato, a favorire procedure che permettono la prosecuzione delle attività nell’ottica della continuità aziendale

In questo senso, assumono particolare rilevanza i piani di ristrutturazione o di cosiddetto “turn around” stilati dal management e dagli advisor con la finalità di definire le misure da assumere per consentire all’impresa di ritrovare economicità e redditività, nonché di far fronte in tutto o in parte ai debiti contratti, in discontinuità con il passato. 

Per quello che è il ruolo degli advisor e, in particolare, del commercialista, ci interessa analizzare qui l’importanza rivestita all’interno di questi piani dalla manovra finanziaria, ovvero dalle decisioni inerenti al reperimento di nuova liquidità, al soddisfacimento dei fabbisogni finanziari, con l’intento di recuperare una gestione virtuosa del ciclo finanziario all’interno delle dinamiche aziendali. 

GLI ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE E I PIANI DI RISANAMENTO

Diversi emendamenti alla Legge fallimentare previgente avevano istituito, già prima dell’introduzione del CCII, gli accordi di ristrutturazione “agevolati” e gli accordi di ristrutturazione a “efficacia estesa” modificando in maniera rilevante l’ambito delle procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza. 

Ora, entrambi gli istituti sono disciplinati dall’art. 57 del CCII e, in particolare, abbiamo: 

  • L’accordo di ristrutturazione “agevolato” che prevede un quorum per il consenso dei creditori pari al 30% dell’indebitamento, contro il 60% degli accordi di ristrutturazione ordinaria, a patto che la società non abbia precedentemente fatto istanza di concordato preventivo semplificato in bianco o per altre misure di tutela provvisorie e che i creditori vengano pagati tempestivamente;
  • L’accordo di ristrutturazione “a efficacia estesa” che prevede l’estensione anche ai creditori che si sono espressi in senso contrario delle principali misure previste dall’accordo. 

A queste due tipologie il nuovo CCII aggiunge un terzo strumento che è il Piano di ristrutturazione soggetto a omologazione, detto anche “PRO”. 

Oltre a prevedere che la gestione ordinaria e straordinaria rimanga in capo agli amministratori, il PRO pone due fondamentali eccezioni agli articoli 2470 e 2471 del Codice civile, prevedendo che il piano possa stabilire di non assegnare l’intero patrimonio presente e futuro al soddisfacimento dei creditori e al contempo che non venga rispettata la par condicio creditorum

Il piano deve prevedere delle classi di creditori e le retribuzioni dei dipendenti devono essere corrisposte nel termine di 30 giorni dall’omologazione

Per quanto riguarda l’approvazione del piano, la norma stabilisce che debba avvenire con il voto favorevole di tutte le classi di creditori a maggioranza assoluta o, in alternativa, dei due terzi dei partecipanti al voto se almeno la metà dei creditori di una stessa classe prendono parte alla votazione. 

La disciplina dei piani attestati di risanamento si presenta, nel nuovo codice, in sostanziale continuità con le norme della previgente legge fallimentare, salvo poche modifiche di tenore minore. Una delle principali novità è senz’altro la possibilità per l’azienda in crisi di richiedere, stante una situazione economica realmente sanabile, un piano attestato di risanamento. 

LA MANOVRA FINANZIARIA

È facilmente intuibile come tutti gli interventi descritti in un piano di risanamento debbano essere tali da garantire la sostenibilità finanziaria del piano stesso, che ha come orizzonte, lo ricordiamo, la continuità dell’azienda e non la sua liquidazione, seppure in bonis

La manovra finanziaria ha pertanto il ruolo essenziale di allineare in maniera coerente la parte industriale del Piano, da cui discendono i fabbisogni finanziari, ai flussi di cassa attesi, con attenzione alla manifestazione temporale degli stessi soprattutto qualora sia prevista l’iniezione di nuova liquidità

La manovra finanziaria non si risolve, infatti, nella sola mera previsione data dal cash flow ma ricomprende anche tutti gli accordi e le pattuizioni utili a garantire una gestione di cassa conforme ai fabbisogni finanziari e alle loro tempistiche, per riportare l’azienda ad una situazione di equilibrio, preludio del ritorno a una gestione virtuosa. 

Essa dovrà pertanto disegnare il profilo dei diversi interventi sulla struttura finanziaria dell’impresa, garantendo: 

  • Il riequilibrio finanziario, ovvero l’allineamento tra i fabbisogni finanziari tracciati dal piano e le fonti di finanziamento; 
  • Il pieno rispetto degli impegni contratti alle scadenze previste e nelle modalità pattuite. 

Anche il grado di dettaglio con cui si riporta la struttura del debito può rivelarsi importante, ad esempio, indicando per ogni categoria l’ammontare secondo il grado di privilegio, nonché la componente scaduta e a scadere. Nello specifico del debito commerciale si può altresì riportare una curva di concentrazione che renda esplicito il peso dei singoli creditori, mentre per il debito bancario si può effettuare la ripartizione per istituti di credito e al contempo la concentrazione per data di scadenza

La prassi consolidata ha reso indispensabile l’esposizione, insieme al rendiconto finanziario annuale, di un flusso di cassa “tempificato” su base mensile che renda esplicite le tempistiche di ritorno per l’azienda al pagamento regolare dei creditori. 

CONCLUSIONI

La possibilità offerta dai piani di ristrutturazione di proseguire l’attività con l’obiettivo del risanamento costituisce senza dubbio una svolta rispetto al precedente sistema di procedure concorsuali che avevano quale esito ineluttabile la liquidazione del complesso aziendale. Tuttavia, un percorso del genere presuppone la predisposizione di piani accurati in grado di garantire anche i terzi sulle concrete possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Dal momento che le crisi aziendali sono quasi sempre crisi di liquidità non si può che partire da una definizione della dimensione finanziaria che gli interventi necessari vanno a delineare. Essi dovranno far fronte ai problemi di carenza in cui si trova la società e riportare prospetticamente i flussi di cassa alla copertura dei fabbisogni finanziari, oltre che al rimborso dei debiti contratti.

Non si tratta, quindi, di reperire solo nuova finanza ma anche e soprattutto di ritrovare l’economicità da cui possa poi discendere una gestione finanziaria positiva.

La manovra finanziaria in questo senso deve rispondere alle varie esigenze di liquidità che il piano industriale volto al risanamento pone, impegnando le figure manageriali preposte a tale gestione e gli advisor coinvolti allo scopo di ristrutturare l’azienda.

Va da sé che interventi del genere hanno maggiore probabilità di successo quanto più sono realizzati in maniera tempestiva rispetto al palesarsi di fenomeni patologici che compromettono l’equilibrio aziendale. La cura degli aspetti finanziari deve essere costante lungo tutto il ciclo di vita dell’azienda e coinvolgere le varie attività gestionali.

Ma tanto più nel superamento delle fasi di crisi una manovra finanziaria ben congegnata si rivela indispensabile.

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