La srl PMI familiare e la creazione di quote particolari     
Date

Indice

Quando si parla di aziende familiari in Italia si fa riferimento alla spina dorsale del sistema economico-produttivo nazionale. Esse, infatti, rappresentano la stragrande maggioranza delle imprese del nostro paese, in grado di generare circa l’80% del PIL e impiegare il 75% della popolazione occupabile

Il modello a cui si fa riferimento è quello in cui non solo i soci sono componenti della stessa famiglia, ma anche il management e ancor più il CEO sono espressione dello stesso gruppo familiare. Quasi sempre, quindi, sono distinguibili due categorie implicite di soci

  • I “soci imprenditori”, che di fatto conducono l’azienda, sono coinvolti appieno nella sua gestione e spesso coincidono con il capofamiglia e uno o più dei suoi discendenti
  • I “soci di capitale”, rappresentati dagli altri familiari, estranei alla amministrazione ma beneficiari degli utili di impresa sotto forma di dividendi

Questa dicotomia, sovente foriera di conflitti o per lo meno di divergenze di interessi e obiettivi, ha innescato nel tempo l’applicazione di soluzioni empiriche, non sempre solide sotto il profilo giuridico e gestionale ed efficaci nel distinguere le prerogative dell’una e dell’altra categoria di soci. 

La costituzione di una srl PMI familiare potrebbe, però, mediante specifiche clausole statutarie, consentire al capofamiglia di conservare il potere pieno ed effettivo di amministrare la società, creando categorie di quote con diritti speciali in tema di percezione degli utili o di partecipazione alle operazioni di vendita o di aumento di capitale sociale

Vediamo, quindi, quali opzioni si presentano all’imprenditore con l’introduzione della srl PMI familiare. 

OPZIONI NELLE CATEGORIE SPECIALI DI QUOTE

Con il D.L. n. 179/2012, per le start up innovative è stata introdotta nel nostro ordinamento la possibilità di emettere categorie di quote fornite di diritti differenziati, oltre all’accesso a forme di finanziamento tramite portali on-line con lo strumento del crowdfunding. Queste rilevanti novità legislative, nel tempo sono state progressivamente estese a tutte le PMI costituite in forma di S.r.l. (art. 57, comma 1,D.L. n. 50 del 2017, convertito nella L. 21 giugno 2017, n. 96). 

Di conseguenza, quasi tutte le imprese familiari che assumono la forma di S.r.l. e che non superano le soglie previste dalla Raccomandazione n. 2003/361/CE (attuata in Italia con il D.M. 18 aprile 2005), ovvero l’impiego di 250 dipendenti e un fatturato annuo di 50 milioni di euro, o, in alternativa, un bilancio annuo (ovvero valori dell’attivo patrimoniale) pari a 43 milioni di euro sono qualificabili come P.M.I. e possono avvalersi della relativa disciplina. 

La creazione di categorie differenziate di quote permetterebbe di superare le soluzioni più comunemente adottate nelle imprese familiari e spesso rivelatisi non del tutto efficaci a garantire la coerente suddivisione delle prerogative tra soci con ruoli diversi. Tra queste, ad esempio: 

  • l’innalzamento del quorum per le delibere su determinati temi, al fine di rendere decisivo il voto dei soci imprenditori. L’esperienza ci dice, però, che più che un vero diritto decisionale, tale soluzione garantisce ai soci imprenditori un diritto di veto, esponendo al contempo la società al rischio dello stallo
  • il diritto riservato per statuto ai soci imprenditori di amministrare la società, soluzione che si risolve in un controllo della gestione, ma non sulle decisioni riservate ai soci, quale l’approvazione del bilancio che assegna agli altri soci un potente strumento di opposizione
  • la previsione statutaria di clausole di prelazione o gradimento nel caso di vendita a soggetti estranei al nucleo familiare, imponendo però ai soci dissenzienti lo sforzo finanziario necessario a liquidare i soci che intendono cedere le proprie partecipazioni. 

La dottrina in maniera unanime concorda nel ritenere che nelle srl PMI familiari sia possibile assegnare quote ordinarie ai soci imprenditori e quote di categoria, escluse dal diritto di voto su certe materie ed eventualmente dotate di tutti gli altri diritti, ai soci familiari

La definizione netta dei diritti in capo a ciascun socio, senza forzature o ricorso a veti, consente di articolare la compagine sociale in gruppi omogenei, ottenendo certezza nella governance e stabilità negli equilibri societari. L’omogeneità dei gruppi di soci è garantita dalla possibilità di tramandare ai soci i diritti connessi alle quote mediante il trasferimento delle stesse. 

Inoltre, l’interesse dei soci imprenditori a negare il gradimento o ad esercitare la prelazione sarebbe di molto mitigato quando a vendere siano soci che detengono partecipazioni di categoria, visto che le limitazioni di diritti proprie di queste quote rendono di fatto irrilevante l’identità dei titolari delle quote prive del diritto di voto

VANTAGGI NEL PASSAGGIO GENERAZIONALE

La possibilità di disporre di quote differenziate permette al capofamiglia, che le detenga interamente, di gestire il passaggio generazionale con una semplice disposizione testamentaria, o gradualmente nel tempo, trasferendo a ciascun figlio le quote di categoria che riterrà più opportune. 

Oltretutto, rimane sempre aperta la possibilità di distinguere ulteriormente le varie categorie di quote attribuite agli eredi, così da assecondare inclinazioni o obiettivi specifici. 

Si potrà, ad esempio: 

  • attribuire il diritto di recesso ai titolari delle quote senza voto qualora la società non raggiunga risultati economici positivi, svincolandoli così dall’obbligo di ripianare le perdite determinate dalla gestione altrui; 
  • stabilire una distribuzione dei dividendi in misura più che proporzionale per i soci amministratori, premiando così i risultati dei discendenti che svolgono funzioni manageriali e non sempre gioiscono nel dover dividere in parti uguali i frutti dei propri sforzi;
  • prevedere limiti alla circolazione delle quote senza voto, al fine di favorire così il consolidamento in capo ai soli soci gestori delle intere partecipazioni;
  • assegnare il diritto a percepire gli utili alle quote prive del voto senza necessità di una delibera favorevole dei soci ordinari, evitando in questo modo conflitti di interessi tra soci. 

PROFILI FISCALI E AMMINISTRATIVI

Il fatto che le quote ordinarie, provviste di diritto di voto, siano assegnate solo ad alcuni dei soci non inficia la possibilità di avvalersi dell’agevolazione prevista dal comma 4-ter dell’art. 3 del DLgs. 346/90 (Testo Unico successioni e donazioni) per le quote donate dal padre al figlio. Infatti, anche qualora il discendente designato riceva una quota minoritaria del patrimonio sociale, nel proseguire la gestione aziendale, si troverà ad esercitare di fatto il controllo della società mediante il diritto di voto garantito dalle sue partecipazioni. 

Le limitazioni al diritto di voto è sicuramente una facoltà significativa attribuita alle PMI, in considerazione dell’ordinario funzionamento dell’organismo societario. Tuttavia, questo non espone la S.r.l. che le preveda a riduzioni del suo funzionamento neanche in fase di trasferimento mortis causa

Quanto ai profili patrimoniali, l’assenza di limiti temporali alla distribuzione degli utili permette di contemperare, mediante la diversificazione in categorie omogenee di quote, il diverso interesse alla remunerazione del capitale da parte dei soci di una PMI familiare. 

CONCLUSIONI

L’estensione di norme previste per le start up innovative ha reso la s.r.l. PMI familiare uno strumento estremamente duttile in termini di governance e passaggio generazionale. La facoltà riconducibile al capofamiglia di distribuire partecipazioni con diritti diversi, tenendo per sé il potere gestorio ed altre eventuali prerogative può agevolare il superamento a tante resistenze che si manifestano rispetto al passaggio generazionale, spesso producendo una procrastinazione fatale. 

D’altra parte, questi dispositivi di legge ci avvicinano ad esperienze di lungo corso proprie di altri paesi europei. La circolazione di diritti particolari insieme alla partecipazione o, al contrario, di limitazioni ad essa connesse sono previste in Germania, in Spagna (con le participaciones privilegiadas e participaciones sin voto), in Olanda

La spinta ad articolare l’impresa familiare verso la trasmissione intergenerazionale in maniera da preservarne solidità e continuità può essere rilevante. È necessario, pertanto, diffondere e far conoscere questa possibilità alla vasta platea degli imprenditori che formano e sostengono la struttura economica del nostro paese. 

Altri
articoli