La scissione parziale verso la casa madre o “scissione ascensore”
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La scissione societaria è un’operazione straordinaria che permette di disaggregare il patrimonio di un’azienda e assegnarne le singole parti a una o più società cosiddette “beneficiarie”. 

Quando il trasferimento del patrimonio avviene a favore della società madre o capogruppo si parla di “scissione ascensore” a voler definire il fatto che il compendio patrimoniale ascende dalla società controllata a quella controllante, in un’operazione che assume i caratteri di una scissione parziale e al contempo quelli di una fusione, poiché la società madre si trova a integrare con il proprio capitale di funzionamento il complesso di asset conferiti dalla società figlia. 

Allorché, per effetto di una fusione, la società controllante incorpora una controllata la partecipazione detenuta nel capitale di quest’ultima deve essere annullata e il suo valore deve essere confrontato con il patrimonio contabile incorporato, al fine di determinare l’eventuale sussistenza di un avanzo o disavanzo di annullamento

È possibile procedere nello stesso modo in caso di scissione parziale a favore della holding

Vediamo cosa prevede la normativa civilistica, e quali sono le indicazioni dei principi contabili e della dottrina.

LA SCISSIONE SOCIETARIA

All’interno della normativa civilistica non si rinviene una vera e propria definizione dell’operazione di scissione. L’art. 2506 del Codice civile fornisce tutt’al più una descrizione degli effetti prodotti dalla stessa. Dice, infatti, la norma in parola che “con la scissione una società assegna l’intero suo patrimonio a più società, preesistenti o di nuova costituzione, o parte del suo patrimonio, in tal caso anche ad una sola società, e le relative azioni ai soci”.

Ordinariamente, quindi, la scissione produce due effetti:

  • Il conferimento, in tutto o in parte, del patrimonio aziendale di una società ad altra società preesistente o di nuova costituzione; 
  • L’emissione di nuove quote o azioni, a fronte di detto conferimento, da parte della società beneficiaria, attribuite ai soci della medesima società scissa.

Il caso che vogliamo analizzare riguarda, però, il caso di una società che, frazionando il proprio complesso aziendale, lo trasferisce alla società da cui è detenuto il proprio capitale sociale. Bisogna, quindi, ipotizzare che la società beneficiaria non procederà ad un aumento di capitale, bensì all’annullamento parziale della partecipazione detenuta nel patrimonio della scissa.

La partecipazione iscritta all’attivo della società madre non può però essere cancellata integralmente, dal momento che la scissione parziale non comporta la liquidazione della società controllata, che anzi sopravvive e prosegue la propria attività. 

Bisognerà determinare, quindi, il valore sussistente della partecipazione riferibile alla parte di patrimonio che permane di pertinenza della controllata, e decurtare invece l’ammontare riferibile alla parte di asset ricevuti per effetto della scissione.

Il principio contabile OIC 4, che detta i comportamenti da tenere in merito agli effetti di fusione e scissione sui bilanci delle società coinvolte nell’operazione, conferma la linea sopra descritta.

In particolare, raccomanda di ripartire il valore della partecipazione sulla base dei valori correnti o di mercato: “il disavanzo da annullamento è eliminato, se possibile, imputandolo ai valori correnti delle attività e passività e, per l’eventuale residuo, ad avviamento, con le modalità e le cautele indicate a proposito delle fusioni”. Viene, invece, ritenuta meno adatta una determinazione basata sui valori contabili.

L’eventuale differenza di annullamento sarà data quindi dallo scarto tra:

  • Il valore di mercato della partecipazione al capitale della scissa detenuta dalla controllante (per la parte che va annullata) e
  • I valori contabili del patrimonio scisso e conferito alla beneficiaria (per la frazione riferibile alla medesima percentuale di partecipazione soggetta ad annullamento).

Si possono determinare due risultati all’esito di tale confronto: 

  • Se il valore contabile della quota di partecipazione annullata è maggiore della frazione di patrimonio netto contabile conferito con la scissione, si avrà un disavanzo di annullamento
  • In caso contrario, ovvero in presenza di una differenza negativa, si avrà un avanzo di annullamento.

Nella prima ipotesi, quella del disavanzo, come previsto dall’OIC 4 nel passaggio sopra riportato, lo stesso andrà attribuito alle attività assegnate e per il residuo, con le cautele del caso, ad avviamento

Si può ritenere improbabile il caso in cui il valore contabile della partecipazione annullata coincida esattamente con il valore contabile del patrimonio assegnato, ma, qualora si verificasse questa circostanza, non si determinerebbe alcuna differenza di annullamento.

PROFILI FISCALI E DI ABUSO DEL DIRITTO

La scissione parziale è stata, in passato, spesso ostacolata da prese di posizione dell’Agenzia delle Entrate che la riteneva passibile di addebiti in tema di abuso o elusione del diritto, in quanto preferita ad altre operazioni non neutrali fiscalmente anche in mancanza di sostanziali e comprovabili ragioni economiche

Come riportato, però, da autorevole dottrina (ci riferiamo in questo a Ceppellini Lugano – OPERAZIONI STRAORDINARIE, I edizione) “la scissione può consentire di raggiungere diversi obiettivi, tra cui in particolare:

  • La riorganizzazione delle attività produttive all’interno del gruppo; 
  • La separazione degli investimenti e/o della attività; 
  • La suddivisione della compagine sociale; 
  • La ridefinizione degli assetti proprietari delle società coinvolte, eventualmente anche al fine di favorire l’ingresso di nuovi soci nella scissa e/o nella beneficiaria; 
  • La ridefinizione della struttura finanziaria delle società coinvolte; 
  • Il disinvestimento e l’attuazione di processi di liquidazione.”

In ogni caso, da tempo ormai l’Amministrazione finanziaria sembra aver sdoganato la scissione parziale anche nel caso in cui a essere conferito alla beneficiaria sia un compendio solo immobiliare.

Nel caso che qui ci interessa si può, in particolare, fare affidamento a quanto affermato dall’Agenzia delle entrate nella risposta ad interpello n.317/2023.

Il caso oggetto di interpello riguardava la riorganizzazione di un gruppo societario mediante la scissione parziale di Alfa in favore del socio unico Zeta. In dettaglio, l’intenzione di Alfa, con tale operazione, era di traferire, a favore della beneficiaria, l’intera partecipazione detenuta nel capitale sociale della società Beta.

In sostanza, si sarebbe verificata, attraverso l’assegnazione alla capogruppo (ossia, la società beneficiaria Zeta) della sola partecipazione in Beta, una riorganizzazione del gruppo e un accorciamento della catena di controllo, portando Beta al medesimo livello di Alfa.

A parere dell’Agenzia delle Entrate l’operazione in parola non può essere considerata abusiva, richiamando in proposito quanto espresso dalla relazione illustrativa al DLgs. 128/2015 secondo cui “non è possibile configurare una condotta abusiva laddove il contribuente scelga, per dare luogo all’estinzione di una società, di procedere a una fusione anziché alla liquidazione.

È vero che la prima operazione è a carattere neutrale e la seconda ha, invece, natura realizzativa, ma nessuna disposizione tributaria mostra “preferenza” per l’una o l’altra operazione; sono due operazioni messe sullo stesso piano, ancorché disciplinate da regole fiscali diverse”.

Si deve concludere, quindi, che tanto l’assegnazione quanto la scissione parziale siano operazioni esperibili qualora l’intento sia trasferire alla società madre una partecipazione detenuta dalla società figlia, potendo beneficiare della neutralità fiscale garantita ai sensi dell’art. 173 del TUIR.

Per quanto riguarda i profili IVA, l’elusività dell’operazione è esclusa dal momento che la scissione, nel caso esaminato, non si configura una semplice assegnazione dei beni attraverso il formale conferimento dei medesimi a una beneficiaria ritenuta società di “mero godimento”.

CONCLUSIONI

Fusioni e scissioni sono operazioni che permettono rilevanti rideterminazioni dei profili organizzativi e patrimoniali all’interno dei gruppi societari mediante trasferimenti di asset non tassati, in quanto agevolati dalla neutralità fiscale.

Il progressivo allentamento dei limiti posti alla scissione in tema di elusività è quindi da accogliere positivamente perché permette di allargare il novero delle configurazioni perseguibili in ambito di finanza straordinaria.

Va da sé che la sussistenza di valide ragioni economiche permane. Ma questo aspetto dovrebbe interessare poco a chi ha in animo di attuare operazioni dal reale valore strategico per le proprie imprese. Le operazioni tese ad avvalersi di benefici fiscali per il solo godimento degli asset vanno lasciate a coloro che non perseguono fini imprenditoriali di produttività, crescita e sviluppo, bensì di mera rendita.

Le dinamiche di sviluppo imprenditoriale spesso portano alla crescita di gruppi in maniera non preordinata, dovendo adattare la creazione dei veicoli societari ad esigenze commerciali o industriali.

Nel momento in cui si impone l’esigenza di razionalizzare e riorganizzare le conglomerate per ottenere maggiore efficienza, è importante sapere di potersi avvalere di operazioni che non rappresentano delle tagliole fiscali ma sono invece neutrali sotto quel profilo, sancendo che non viene perseguito un arricchimento patrimoniale bensì la maggiore funzionalità imprenditoriale.

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